Febbraio è il mese del carnevale, mese di feste, maschere e sfilate che anche a Carrara hanno una lunga tradizione. Qui si seguito proponiamo un breve articolo  tratto dal volume ‘IL CARNEVALE DI MARINA DI CARRARA – Una storia di carri, di scuole e di popolo’ di Carlo Fanti (Sea Carrara, 2025)

Il carnevale di Marina di Carrara nasce circa tre decenni dopo quello di Viareggio, ma recupera subito il tempo perduto gareggiando da pari a pari con quello, anzi, sia per il numero di spettatori sia per la creazione di meccanismi che permettevano ai personaggi di cartapesta di muovere tutto (occhi, testa, braccia ecc.), arriva a superarlo. Non solo: per primi i marinelli, già negli anni ’30 ebbero l’idea di fare sfilare la carovana anche due volte nelle notti estive, per incentivare il turismo.

È normale che a Carrara siano stati pubblicati a iosa libri che hanno come soggetto il marmo e tutto ciò che ruota intorno ad esso. Altrettanto, a me pare, non è accaduto per il carnevale di Marina di Carrara. Eppure a ben vedere, questa festa, che era arrivata a coinvolgere decine di migliaia di persone come pubblico e decine di addetti alla costruzione dei carri allegorici, era figlia del benessere che ruotava intorno al commercio del marmo, soprattutto via mare, con i famosi navicelli marmaioli. Tant’è vero che nei primi due corsi della storia un carro rappresentava una gondola e l’altro un vaporetto.

È con il periodo carnevalesco del 1926 che inizia l’affascinante avventura di questo gruppo di giovani pieni di iniziativa e di spirito di sacrificio perché per costruire i carri allegorici si impegnavano tutte le sere, dopo il normale orario di lavoro, fino alle ore piccole.
La storia si snoda a singhiozzo in un primo periodo pionieristico con interruzioni dovute sempre a carenza di mezzi economici e alla seconda guerra mondiale per riprendere poi nel dopoguerra fino al 1954.
Il secondo periodo, come la fenice che rinasce dalle sue ceneri, sarà veramente così, come descrivo più avanti quel che avvenne alla fine del carnevale del 1954, ha inizio nel 1980 e va avanti con le solite interruzioni fino al 2015.
Il filo conduttore di questo lavoro è la presenza dei carri allegorici e delle maschere a piedi. Negli anni non presi in esame è continuata la tradizione carnevalesca semplicemente con veglioni in maschera.
È necessario a questo punto specificare che Marina di Carrara era divisa in rioni in concorrenza e competizione fra di loro negli sport natatori, nella vela, nel torneo di calcio ecc. Essi erano da levante a ponente:
Rione la Baia del Re comprende la zona dal viale Mazzini (oggi via Savonarola) al torrente Lavello, i cui componenti indossavano una maglia azzurra con un orso bianco come distintivo. È la parte di Marina completamente isolata dal centro. Prende il nome dalla baia più tranquilla delle isole Svalbard che gli esploratori utilizzavano come base di partenza per arrivare al polo nord e che così è stato battezzato in omaggio all’epica trasvolata del polo nord effettuata dal dirigibile italiano Norge nel 1926, condotto da Nobile e Amundsen.
Rione San Giuseppe, a levante della Piazza, dall’altezza di villa Giampaoli al mare, maglia giallo canarino con un cigno come distintivo. È la parte più antica del paese e prende il nome dalla chiesa del 1776 ivi esistente che dà anche il nome alla strada.
Rione Ardenza, a ponente della Piazza, dall’altezza di villa Giampaoli al mare, separato da S Giuseppe dalla parte terminale del viale XX settembre. La maglia di ordinanza è amaranto e il distintivo è un granchio. È anche questa una parte antica di Marina, e prende il nome dall’omonima località di Livorno, perché come quella costituita da un ammasso irregolare di case più o meno antiche e celebri come il piccolo nucleo di Forte Macallè.
Rione La Goretta a ponente dello scalo marmifero fino alla Rinchiosa. La maglia è viola con una stella. Il nome deriva dalla vicinanza del fosso o ‘goretta’, che in origine era il fosso scolmatore Monzoni, oggi contenuto e incanalato a mare (attuale via Volpi).
Rione dei Veneziani dalla via Rinchiosa al viale F.lli Picciati (oggi viale Galilei) e dal mare a via dei Mille esclusa. Aveva una maglia bianca con una gondola come distintivo, deriva il nome dalla principale strada che lo attraversa.
Rione dei Macchiaioli a ponente del viale Galilei e al di sopra di via dei Mille compresa. La maglia è verde e ha come distintivo una cavalletta. Il nome non ha niente a che vedere con la famosa corrente pittorica, ma è dovuto alle boscaglie, chiamate appunto ‘macchie’, presenti nella zona.
Marina di Carrara era l’ultimo nato fra i comunelli del Comune e i pochi abitanti sentivano la necessità di produrre qualcosa di innovativo per rendersi visibili ed entrare così a pieno titolo nella comunità.
La nascita dei rioni ha contribuito a misurarsi in piazza, in una sorta di sano agonismo, fra di loro nella costruzione del più bel carro. Nel resto del territorio non si ha notizia di esempi simili in quegli anni.

Il primo Carnevale
1926 (31 Gennaio, 7-14-16 Febbraio)
UNA SOLA USCITA E UN SOLO CARRO
Nel pomeriggio di domenica 31 gennaio 1926 in una giornata abbastanza fredda e appena soleggiata, come riferiscono le cronache cittadine, fa il suo ingresso in piazza Grande (oggi piazza Menconi) da via Garibaldi, tra lo stupore di tutti e trainato da un asinello addobbato a festa, un carro allegorico raffigurante una bellissima gondola allestita sopra un barroccio. Il tutto accompagnato da musica, canti e balli dei ragazzi e ragazze in maschera del rione Veneziani. Luigi Arrighi (Pajet) aveva tenuto fede alla promessa fatta l’anno precedente aiutato dai volenterosi di via Venezia.
Nell’anno seguente ancora un solo carro Il Vaporetto ideato da Altidoro Paladini soprannominato Ciktò e costruito con l’aiuto dei vicini. Questo piccolo carro era appoggiato sopra una bicicletta, si muoveva a pedali, era decorato da un classico gran pavese e dalla ciminiera uscivano getti di coriandoli di svariati colori. È sintomatico il fatto che sia il carro del ’26 sia quello del ’27 avessero come tema imbarcazioni. Infatti dal mare e dalla navigazione molti marinelli traevano sostentamento e quindi erano ragione di vita. Purtroppo di queste opere allegoriche non si trovano immagini. Oltre i giornali dell’epoca, che non avevano ancora la cronaca di Carrara, ho scandagliato gli archivi storici dei fotografi Michelino e Bessi senza trovarne riscontro. Credo che sia l’uno che l’altro abbiano fotografato questi primi carri, specialmente Bessi che nel 1925 aprì il suo studio a Marina tra la caserma della Finanza e la fontana marmorea dell’ex giardino.
Penso che siano andate perse nell’ultima guerra mondiale perché lo stesso Ilario mi raccontò che aveva ‘nascosto’ macchine fotografiche, negativi in celluloide, negativi in lastre di vetro provenienti dall’archivio Valenti, in un fondo a Carrara centrato purtroppo da una bomba che distrusse tutto.
È doveroso ringraziare due colonne portanti del Carnevale marinello di tutti i periodi fin oltre 1992. Il giornalista e storico Luigi Dini che grazie ai suoi scritti e al suo archivio personale ci ha lasciato una consistente testimonianza di questa manifestazione ricordandoci aneddoti, nomi e soprannomi dei creatori dei carri e delle maschere a piedi. Il carrista e fotografo Franco Gaetano Gardenghi che riusciva, grazie alla sua abilità, in quattro e quattr’otto a creare i più svariati carri allegorici superando le difficoltà che man mano incontrava.
Il 5 febbraio 1928 esce Bacco barile attribuito allo scultore Fortunato Bianchi, accompagnato dalle note di una delle prime canzonette carnevalesche composta dal maestro Peter Gad, al secolo Aldo Giuntini, cantata e ballata da briose mascherine:
… o Carnevale, sorriso delle genti
Il tuo delirio ci invita ad amar…

Carro: ‘Bacco barile’. In basso a destra si nota di profilo il maestro Aldo Giuntini

(Testo tratto dal volume “IL CARNEVALE DI MARINA DI CARRARA – Una storia di carri, di scuole e di popolo” di Carlo Fanti, Sea Carrara, 2025)

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