Un teatro costruito di terra e paglia per rispettare la Terra. Un teatro che nella propria terra è ben radicato e da quella stessa terra vuole crescere coltivando connessioni, socialità e cultura.

Dallo scorso dicembre in via San Piero ha aperto le proprie porte il ‘Teatro di terra’: un luogo magico, fuori dal tempo e fuori dagli schemi, un piccolo scrigno pieno di colori e creatività. L’idea del ‘Teatro di Terra’, che oggi è un circolo Arci ed è gestito da un’omonima associazione, è di Soledad Nicolazzi e Dalia Padoa. Per loro due questo spazio grande poco più di 100 metri quadrati e diviso dal torrente Carrione da un fazzoletto di terra è la realizzazione di un sogno e il compimento di un percorso artistico e culturale “iniziato tanti anni fa e che ha attraversato diversi territori per poi approdare qui ai piedi delle Apuane”.

“Siamo Consapevoli che, in tempi difficili, un teatro può aiutare a riscoprire chi veramente siamo, a costruire memoria e nuovi spazi di libertà, di gioco e di bellezza. Un teatro che si interessa alla storia, soprattutto quella orale, alla comunità, alla tradizione libertaria e alla cultura popolare. Un teatro di narrazione e di figura ma anche di musica, di commedia dell’arte e di ricerca”.

“La nostra è un’idea di teatro molto popolare – spiega Soledad Nicolazzi -, un teatro come quello della Grecia antica, vale a dire quella di un luogo che ospita spettacoli e manifestazioni di tutti i generi e di tutti i tipi, un luogo aperto alla comunità, ma anche un luogo dove fare comunità e dove rielaborare temi e situazioni”.

La nascita e la costruzione stesse del ‘Teatro di Terra’ sono state uno sforzo collettivo e, prima di tutto, un grande momento di condivisione. “Siamo partiti da zero, dal ripulire un pezzo di terreno che negli anni era finito nel degrado e poi abbiamo cominciato a tirare su la struttura, lo abbiamo fatto letteralmente con le nostre mani, partendo dalle fondamenta – racconta Soledad Nicolazzi -. La struttura è di legno i muri invece sono di terra impastata con la paglia secondo la tecnica del ‘Torchis’, un sistema di bioedilizia molto diffuso soprattutto nel Nord Europa. In questo percorso ci hanno affiancato professionisti e tecnici e tanti, tantissimi, amici di ogni età e provenienza: c’è chi è venuto qui per aiutarci dalla Spagna e dalla Francia e poi dal resto d’Italia oltre che da Carrara”.

Se le porte del Teatro di terra sono ormai aperte da qualche mese mancano ancora alcuni interventi per poterlo completare. Per questo è stata aperta una campagna di crowfunding. “Vogliamo rigenerare il giardino che affaccia sul Carrione in modo da trasformarlo in un luogo dove fare attività all’aria aperta e socializzare – prosegue Soledad Nicolazzi -. Mancano poi ancora alcuni interventi sulla struttura e poi fari, un sipario e vari allestimenti per lo spazio scenico. Per questo abbiamo deciso di lanciare questo crowfunding, consapevoli che anche una piccola goccia può fare tanto. Per chi lo volesse, inoltre, noi i fine settimana siamo sempre a lavorare in via San Piero e chiunque voglia venire a darci una mano è bene accetto”.

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